Agcom temporeggia: la delibera sul diritto d’autore online sfuma ?!

I primi commenti a caldo sembrano registrare una posizione “attendista” da parte del Presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, che questa mattina ha presentato una corposa relazione (16 pagine) di fronte alla VII (Istruzione, Beni Culturali, Ricerca Scientifica, Spettacolo e Sport) e VIII Commissione (Lavori Pubblici e Comunicazioni) del Senato della Repubblica, nell’attesa audizione: secondo alcuni osservatori, Calabrò avrebbe deciso di passare la palla a Monti, facendo un passo indietro; secondo altri, avrebbe invece resistito alle pressioni del centro-destra, che è favorevole all’approvazione della ormai famigerata delibera…
Quel che è emerge, ancora una volta, è una dinamica incerta, un deficit di “decisionismo”, ed una complessiva assenza di “policy making” strategico. Si governa a vista, senza una progettualità di ampio respiro: in sostanza, senza una “policy”. Scrive Calabrò, nel paragrafo conclusivo della sua relazione: “Il nostro convincimento, intanto, è quello di applicare le leggi vigenti (nelle pagine precedenti, il Presidente Agcom articola in modo chiaro una autolegittimazione del proprio operato e difende la bozza di regolamento in gestazione, n. d. r.). Ci rafforza in tale convincimento la norma di legge predisposta dalla Presidenza del Consiglio che ribadisce la legittimazione dell’Agcom e ne definisce meglio la competenza e i poteri nella materia del diritto d’autore. Attenderemo che tale norma veda la luce prima di adottare il regolamento predisposto”. Quale sia questa “norma di legge predisposta dalla Presidenza del Consiglio” non è dato sapere, se non a Calabrò ed ai vertici apicali della Pdcm, che hanno evidentemente avuto il privilegio di elaborare o leggere in anteprima la bozza di un articolato di un possibile decreto-legge: curiosa prassi di riferimento arcano, sia consentito osservare.
La redazione del blog di Italia Audiovisiva, ovvero del progetto “Italia: a Media Creative Nation”, è convinta che la delibera dovrebbe essere approvata, e che essa appare peraltro timida rispetto all’esigenza di una migliore regolamentazione del diritto d’autore online e di una adeguata lotta alla pirateria. Si comprendono le ragioni dei contestatori, Agorà Digitale in primis (che si vanta di aver raccolto in rete due giorni oltre cinquantamila messaggi di protesta), ma crediamo che debba prevalere una visione di “policy making” evoluto e strategico, nell’interesse pubblico collettivo: la lotta alla pirateria digitale è e dovrebbe essere considerata – sia consentita la battuta enfatica – “guerra santa” contro chi mina le fondamenta dell’industria culturale, e non si deve confondere la democrazia digitale con la pirateria culturale.
Chi scrive queste note è peraltro un fautore della tanto vituperata (in Italia) “Hadopi 2″, ovvero della norma francese che inibisce al fruitore l’accesso ad internet, allorquando emerge una evidente vocazione piratesca dell’utente. La prospettata delibera Agcom è molto più moderata, e peraltro non interviene sul fronte finale, ovvero sul fruitore.
Calabrò ha sostenuto che Agcom aspetta una ”norma di legge predisposta dalla Presidenza del Consiglio”, per ribadire “la legittimazione dell’Agcom” ed affinché ne definisca meglio “la competenza e i poteri nella materia del diritto d’autore. Attenderemo che tale norma veda la luce prima di adottare il regolamento predisposto”. Quale sia questa norma in gestazione non è dato sapere: ci limitiamo però a qui ricordare la discreta confusione con cui il Governo Monti è intervenuto, nelle settimane scorse, in materia di “diritto d’autore”, attraverso l’articolo 39 del cosiddetto “decreto liberalizzazioni”, che ha determinato il superamento del monopolio Imaie nel settore dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori. Un intervento estemporaneo, su un “tassello” (piccolo, peraltro) del “puzzle” (che vede la Siae in ruolo centrale), in assenza di una “vision” globale delle problematiche del diritto d’autore, sempre più sottoposto alle sfide della globalizzazione e della digitalizzazione. Di fatto, Calabrò sembra aver accolto le tesi dei senatori Vincenzo Maria Vita e Luigi Vimercati (Pd), che hanno richiesto una “sospensiva”, ovvero di “rimandare l’approvazione del regolamento per coordinarlo con la discussione di una nuova normativa che possa diventare legge in tempi brevi, soprattutto a fronte della nuova iniziativa dell’esecutivo”. Si ricorderà che questa istanza era stata resa nota fin un mese fa (il 23 febbraio scorso): vedi il “post” che dedicammo il 24 febbraio alla notizia, segnalando la presa di posizione di quattro parlamentari, che invitavano Agcom ad “attendere”. Belisario dell’Idv, Perduca dei Radicali, Perina di Fli e Vita del Pd avevano dichiarato: “ribadiamo altresì la nostra soddisfazione per la sospensione – da parte dell’Autorità – del regolamento sul diritto d’autore, che comunque si sarebbe scontrato col regolamento pervenuto da parte della Commissione Europea, che avrebbe reso necessaria una nuova consultazione pubblica”.

Sia consentito un sorriso: “nuova normativa” sul diritto d’autore ?! una legge… “in tempi brevi” ?! E… quando ? E… dove ?! Ma dove vivono Vita e Vimercati, nel Paese dei Puffi ?!
Hanno osservato… quanto interesse ha dimostrato in questi mesi l’Esecutivo Monti rispetto alla materia cultura, media, spettacolo, arte ?!
Ed ora improvvisamente il Governo, illuminato sulla via per Damasco, decide di mettere mano, organicamente magari, alla complessa materia “diritto d’autore” ?!
Netta e forte la posizione di Confindustria Cultura: “Sconcertati per l’ennesimo temporeggiamento dell’Agcom sulla pirateria digitale. Il problema è politico, non giuridico (…) Stiamo attendendo da tempo infinito l’adozione di questo pacchetto regolamentare, che ha ricadute importanti, anzi fondamentali, per la cultura e i contenuti culturali italiani in rete – ha dichiarato il Presidente di Cci, Polillo – e per la sopravvivenza dell’industria culturale del nostro Paese. (…) Calabrò lo poteva dire sin da subito, che non voleva occuparsene, evitando così di buttare via due anni di lavoro”. La Fimi, a sua volta, dichiara che si tratterebbe ”di una farsa, dopo due anni di bozze, audizioni e delibere”, a fronte di una pirateria sempre più dominante: “la pirateria sta colpendo duramente l’offerta legale di musica in rete. Dieci piattaforme abusive ‘off-shore’ gestite da organizzazioni criminali controllano il 95 % del mercato del falso online con milioni di download ogni ora”, ha sostenuto il Presidente Mazza.
Si prevede una prossima audizione dell’Agcom tra qualche giorno, ma la data di convocazione è ancora incerta.
Come abbiamo già avuto occasione di scrivere, temiamo che prevalga, ancora una volta, la suprema legge che governa l’Italia: “Quieta non movere et mota quietare”, ovvero “Non agitare chi è tranquillo e tranquillizza chi è agitato”. Nel mentre, i pirati se la ridono, e tutti i segmenti dell’industria cultura italiana soffrono.

( a cura di Angelo Zaccone Teodosi – Redazione Italiaudiovisiva: a.zaccone@isicult.it ) 21 marzo 2012

 

 

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